Cataratta

L’occhio ha una lente naturale, che è posizionata al di dietro dell’iride e della pupilla e che mette a fuoco la luce sulla retina nella parte posteriore dell’occhio. Essa funziona più o meno nello stesso modo di una lente di una macchina fotografica, modificando il fuoco dell’occhio.

Una cataratta si forma quando questa lente si opacizza in seguito ad un normale processo di invecchiamento oppure in seguito a complicazioni derivate da altre condizioni ad es.processi infiammatori (uveite) etc.

La cataratta si può formare a tutte le età; meno frequente intorno ai 40 anni, comincia a diventare sempre più frequente dai 50 – 60 anni in poi.
L’intervento per rimuovere  la cataratta è un intervento di microchirurgia effettuato in sala operatoria sterile, con l’ausilio di un microscopio operatorio per ingrandire i dettagli dell’occhio (si lavora in uno spazio di circa 5 millimetri).

Il paziente si sdraia su un lettino operatorio e viene coperto con dei teli per garantire la sterilità della procedura chirurgica. La tecnica per estrarre il cristallino opaco è detta Facoemulsificazione (comunemente chiamata Faco).  E’ una metodica microchirurgica mini-invasiva, poco traumatica, offre risultati ottimi ed asporta il cristallino dopo averlo frantumato con gli ultrasuoni.

La Facoemulsificazione, che oggi può essere preceduta dall’utilizzo del Femtolaser (vedi articolo), costituisce l’intervento più moderno ed efficace al momento.

cataratta

Essa si esegue in anestesia locale, generalmente con le sole gocce di anestetico e richiede circa 10 minuti per l’esecuzione. Se si usa il Femtolaser (utile soprattutto per le IOL Premium), le incisioni corneali, la capsuloressi e la frammentazione del cristallino, sono eseguite dal Femtolaser. Poi si passa comunque alla fase chirurgica ed alla asportazione della cataratta col Facoemulsificatore. Se invece non si usa il Femtolaser, il chirurgo esegue una piccola incisione di 2.4 millimetri nella zona tra la cornea e la sclera (il bianco dell’occhio), apre la capsula anteriore che avvolge il cristallino (capsuloressi) e introduce il Facoemulsificatore. Quest’ultimo è uno strumento dotato di una punta che vibra alla velocità di 40.000 volte al secondo generando degli ultrasuoni che determinano la frantumazione del cristallino catarattoso. Questa stessa punta poi aspira i pezzi frantumati e lascia vuota la capsula.

La fase successiva dell’intervento consiste nell’inserimento del cristallino artificiale sostitutivo detto IOL ossia lente intraoculare. Questo va posizionato proprio all’interno della capsula, si adagia in essa spiegando le sue anse e fissandosi in periferia con esse, dietro all’iride e davanti al vitreo.  Per calcolare il potere della IOL da inserire nell’occhio il chirurgo utilizza i dati ottenuti dalla Biometria oculare e sceglie la lente più idonea per l’occhio del paziente. Le IOL hanno vario potere refrattivo e quindi offrono un’ampia gamma di scelta.  Si possono così correggere sia la miopia che l’ipermetropia e, con le IOL Toriche, anche l’astigmatismo. Purtoppo queste ultime lenti intraoculari, così come le IOL Multifocali, hanno un costo elevato che non è sostenuto dalla Asl. Con le IOL Multifocali ed ora con le nuovissime IOL Trifocali, è possibile correggere contemporaneamente e simultaneamente la visione per lontano e per vicino. Queste IOL risolvono il problema della Presbiopia anche se talvolta, dopo l’intervento, il paziente necessita comunque di una correzione occasionale con occhiali soprattutto per letture prolungate o con poca luce ambientale.

I vantaggi della Faco, con o senza il Femtolaser, rispetto alle vecchie tecniche tradizionali sono parecchi.

Il paziente può lasciare la sala operatoria già pochi minuti dopo aver terminato l’intervento. L’occhio rimane bendato solo poche ore, il paziente viene visitato  il giorno successivo l’intervento e poi entro una settimana.  Il paziente dovrà instillare dei colliri nell’occhio operato per una durata di circa 4 settimane. In genere è consigliabile, nei primi giorni dopo l’intervento, non compiere sforzi fisici eccessivi, non comprimere l’occhio, ed eventualmente indossare degli occhiali scuri protettivi; evitare il trucco per le signore. Per il resto il paziente può svolgere le sue normali attività.  In alcuni casi, soprattutto nei pazienti più giovani, mesi o anni dopo l’intervento chirurgico è possibile la formazione della cosidetta “cataratta secondaria”. Tale alterazione consiste nell’opacizzazione della capsula dietro al cristallino artificiale. La sintomatologia consiste nella comparsa di visione annebbiata e difficoltà nella visione da lontano e da vicino. Il trattamento laser della cataratta secondaria è molto semplice, di tipo ambulatoriale, e consiste nella cosiddetta “pulizia della capsula” con uno Yag-laser (Capsulotomia Yag Laser). Il trattamento laser non è un intervento; è assolutamente indolore per il paziente, si esegue in studio e permette già dai momenti successivi di riacquistare un’ottima visione. Non si benda l’occhio e non sono necessarie particolari precauzioni di comportamento.