informative

INFORMATIVA CATARATTA

STUDIO OCULISTICO ORFEO

CONSENSO INFORMATO

INTERVENTO DI CATARATTA

APPROVATO DALLA SOCIETA’ OFTALMOLOGICA ITALIANA

Novembre 2009

La Cataratta

La cataratta consiste nella opacizzazione del cristallino,  che è la lente situata all’interno dell’occhio Il trattamento consiste nella rimozione chirurgica del cristallino e nell’impianto di un cristallino artificiale.

 

Tecniche alternative e conseguenze del mancato o ritardato intervento

L’operazione è necessaria perché non esistono terapie che possono guarire una cataratta e il mancato intervento comporta, in tempi variabili da soggetto a soggetto, la perdita pressoché totale della capacità visiva. Il ritardato intervento può rendere più difficile l’esecuzione della chirurgia.

 

L’intervento chirurgico

L’intervento viene effettuato in sala operatoria con l’ausilio di un microscopio operatorio. E’ un atto chirurgico maggiore poiché bisogna incidere l’occhio ed estrarre uno degli elementi  interni: il cristallino.

Solitamente l’intervento si esegue in regime ambulatoriale e l’ospedalizzazione non è necessaria.

Dopo l’intervento è opportuno un breve periodo di riposo che sarà suggerito dal suo oculista insieme all’anestesista.

Anestesia: l’occhio si può rendere insensibile con la sola instillazione di gocce o in alternativa con delle iniezioni vicino all’occhio; solo in rari casi può rendersi necessaria l’anestesia generale. La scelta viene effettuata dal chirurgo oculista col parere del medico anestesista sulla base delle condizioni cliniche del paziente. Si terrà conto, per quanto possibile, anche del desiderio del paziente.

Tecnica di intervento: la rimozione della cataratta, nella maggioranza dei casi, viene realizzata con una sonda che frantuma ed aspira il cristallino. Il cristallino è avvolto da un involucro sottile (capsula) che lo sorregge. La capsula viene lasciata al suo posto, poiché occorre come supporto per

 

il cristallino artificiale e perché mantiene separata la porzione posteriore dell’occhio (vitreo e retina) da quella anteriore.

Alla rimozione della cataratta segue l’impianto del cristallino artificiale. L’incisione dell’occhio può essere suturata oppure no.

           

Scelta del cristallino artificiale

Il cristallino artificiale che viene impiantato solitamente è scelto per consentire la visione  da lontano o da vicino, non può correggere entrambe e non può correggere l’astigmatismo.

Esistono tuttavia anche altri tipi di cristallino artificiale che consentono la visione sia per lontano sia per vicino. Altri ancora consentono la correzione dell’astigmatismo.

Attualmente solo una bassa percentuale di pazienti utilizza questi impianti. Sarà compito del chirurgo stabilire la scelta del tipo di cristallino artificiale più opportuna per lei.

E’ importante ricordare comunque che l’intervento di cataratta non è un intervento rifrattivo (gli interventi rifrattivi sono quelli elettivamente indicati per la correzione dei difetti visivi). Potrebbe quindi residuare dopo l’intervento un difetto visivo (miopia, ipermetropia, astigmatismo) per errori intrinseci dovuti alla cicatrizzazione e alle tecniche di misurazione. Tale difetto residuo potrà essere opportunamente corretto utilizzando (nella maggior parte dei casi) il LASER ad ECCIMERI.

 

Decorso postoperatorio

Prima di lasciare il centro chirurgico il paziente riceve un foglio nel quale sono indicate sia le istruzioni postoperatorie che i farmaci da impiegare. Il paziente deve iniziare le cure entro poche ore dall’intervento. Il paziente non deve mai sospendere le cure (colliri o pillole) di propria iniziativa. I farmaci prescritti servono alla  guarigione ed a prevenire complicazioni. In caso di dubbi sulla modalità del decorso postoperatorio, il paziente dovrà contattare uno dei componenti dell’equipe chirurgica.

Dopo l’intervento si potrà avere sensazione di corpo estraneo, bruciore, fastidio, lacrimazione fotofobia, annebbiamento della vista e talvolta cefalea. La visione potrà essere poco nitida con macchie rossastre dovute all’abbagliamento della luce utilizzata durante l’intervento. Successivamente all’intervento potrà rendersi necessaria l’asportazione dei punti di sutura.

La vista migliorerà in funzione della situazione clinica preoperatoria. Se necessario, già dopo qualche giorno potrà essere prescritta una correzione con occhiali provvisori.

L’attività professionale, l’uso di macchine o di strumenti pericolosi, la guida dell’auto sono sconsigliati per un periodo di tempo che sarà definito dall’oculista.

Mesi o anni dopo l’intervento potrà verificarsi l’opacizzazione della capsula posteriore su cui poggia il cristallino artificiale Tale patologia si chiama “cataratta secondaria” e causa un nuovo peggioramento della vista. Il trattamento consisterà nel realizzare un’ apertura della capsula tramite un apposito laser.

 

Le complicanze

Per quanto sia perfettamente standardizzata e seguita da eccellenti risultati, l’operazione della cataratta non sfugge alla regola generale secondo la quale non esiste chirurgia senza rischi. Non è possibile per il suo oculista garantire in modo formale il successo dell’intervento o l’assenza di complicanze.

Le complicanze si distinguono in preoperatorie, intraoperatorie e postoperatorie; queste a loro volta possono essere gravi e meno gravi.

 

 Complicanze preoperatorie: sono correlate all’anestesia con iniezioni e sono in ordine di gravità:

– perforazione del bulbo oculare con o senza iniezione di anestetico nel bulbo oculare

– danno al nervo ottico

– danno (temporaneo) ai muscoli dell’occhio.

– emorragia palpebrale e/o perioculare e/o retrobulbare.

 

 Complicanze intraoperatorie: sono correlate alle condizioni sistemiche e oculari del paziente e sono in ordine di gravità:

– emorragia intraoperatoria profonda; può essere molto grave e portare alla perdita della vista, se   non addirittura alla perdita dell’occhio

– rottura della capsula senza caduta di materiale lenticolare nel vitreo; può richiedere l’asportazione di una parte di vitreo e di un frammento di iride

– rottura della capsula con caduta di materiale lenticolare nel vitreo; la rimozione di materiale lenticolare dal vitreo, a giudizio del chirurgo,  può essere trattata immediatamente con una modifica della procedura chirurgica oppure può essere rinviata ad un secondo intervento

– causticazione della ferita chirurgica: quando la cataratta è molto dura sono necessarie energie elevate per frantumare il cristallino, per cui la sonda si riscalda e può ustionare la ferita chirurgica con maggiore difficoltà di chiusura

– estrazione incompleta del cristallino: possono rimanere piccoli frammenti celati dietro l’iride che si rendono visibili solo nei giorni successivi; di solito si riassorbono spontaneamente, in alcuni casi può essere necessario rimuoverli chirurgicamente

– incorretto posizionamento del cristallino artificiale

– mancato impianto del cristallino artificiale: talvolta, anche nel caso sia già stato programmato l’impianto di una lente intraoculare, si possono verificare condizioni intraoperatorie che rendono più opportuno non effettuare o rinviare l’impianto ad un altro intervento; altre volte è necessario posizionare il cristallino artificiale in una sede diversa da quella abituale, come davanti alla pupilla. Queste decisioni possono essere prese solamente dal chirurgo durante l’esecuzione dell’intervento. In caso di mancato impianto, il paziente sarà costretto ad utilizzare una correzione ottica particolarmente elevata, con occhiali o con lenti a contatto.

 

Complicanze postoperatorie: alcune di queste sono controllabili con terapie mediche, altre possono invece causare modificazioni permanenti tali da rendere necessari altri interventi chirurgici. Sono in ordine di gravità:

– infezione endoculare: può essere curabile con terapia medica o chirurgica; in casi particolarmente gravi, può comportare la perdita funzionale o anatomica dell’occhio.

– distacco di retina: più frequente in caso di rottura della capsula, può richiedere altri interventi per riattaccarla

– danneggiamento della macula da illuminazione del microscopio operatorio

– edema maculare che può causare una riduzione temporanea o permanente della vista

– chiusura imperfetta della ferita chirurgica soprattutto se si è verificata causticazione della ferita, può causare riduzione o abolizione dello spazio tra iride e cornea, incarceramento dell’iride nella ferita, richiede un ulteriore intervento per sigillare la ferita

– emorragia retinica e aggravamento di eventuali danni retinici preesistenti

– alterazioni dell’endotelio corneale; nei casi più gravi può richiedere il trapianto di cornea.

– abbassamento della palpebra superiore

– deficit dei muscoli oculari con diplopia (vedere doppio)

– emorragia della congiuntiva

– aumentata sensibilità alla luce e percezione di “mosche volanti”

– infiammazione dell’occhio

– aumento della pressione intraoculare che può essere transitorio o permanente (glaucoma)

– deformazione della cornea (astigmatismo)

– spostamento del cristallino artificiale

-errore di calcolo del potere del cristallino artificiale: potrà essere necessario un altro intervento per la sostituzione del cristallino impiantato oppure un intervento rifrattivo per correggere il difetto residuo. Alcune alterazioni corneali (pterigio, cicatrici, pregressi interventi rifrattivi), possono rendere particolarmente difficile il calcolo del cristallino artificiale

– necessità di riposizionare, rimuovere o sostituire il cristallino artificiale

 

Casi di speciale difficoltà

Esistono condizioni sistemiche ed oculari che rendono l’intervento di cataratta particolarmente complesso con conseguente aumento del rischio di comparsa di complicanze.

Condizioni sistemiche: ipertensione arteriosa, alterazioni della coagulazione ematica, diabete, depressione del sistema immunitario, patologie neurologiche che riducono la collaborazione del paziente, patologie scheletriche e obesità che rendono difficoltoso il posizionamento sul lettino, morbo di Parkinson, dispnea.

Condizioni oculari: occhio infossato, opacità della cornea, cornea guttata, camera anteriore bassa, scarsa midriasi, IFIS (sindrome dell’iride a bandiera causata da farmaci per la cura dell’ipertrofia prostatica – è particolarmente importante informare il chirurgo sui farmaci che si assumono per la cura dell’ipertrofia prostatica), sindrome pseudoesfoliativa, cataratta avanzata che non consente la visione del riflesso rosso del fondo, sublussazione del cristallino, esiti di precedenti procedure chirurgiche o laser, esiti di traumi oculari, anamnesi positiva per traumi oculari anche senza evidenti alterazioni della statica lenticolare, glaucoma anche in fase di compenso pressorio, miopia elevata, ipermetropia elevata.

 

GLAUCOMA LASER TRABECULOPLASTICA

STUDIO OCULISTICO ORFEO

 

SCHEDA INFORMATIVA

 INTERVENTO DI LASER TRABECULOPLASTICA

APPROVATA DALLA SOI – SOCIETA’ OFTALMOLOGICA ITALIANA NELL’ANNO 2003

Il Glaucoma

Può presentarsi in numerose forme cliniche ed è difficile fornire una spiegazione precisa e completa; in generale, questa malattia è caratterizzata da una progressiva alterazione del campo visivo, dapprima nelle sue parti più periferiche poi anche nella parte centrale, fino a portare nei casi più avanzati alla completa cecità. Tale compromissione del campo visivo è dovuta ad un progressivo danno del nervo ottico (il nervo che porta le immagini dall’occhio al cervello) che può arrivare fino all’atrofia. L’atrofia del nervo ottico si realizza a causa di una pressione endooculare (la pressione dei liquidi che riempiono l’occhio) troppo alta in un tempo variabile che può essere di anni nel glaucoma detto cronico o di poche ore nel glaucoma detto acuto. Alla base quindi della terapia del glaucoma vi è il controllo della pressione intraoculare.
Il controllo della pressione intraoculare si ottiene o riducendo la produzione di liquidi all’interno dell’occhio o facilitandone il deflusso.

L’intervento chirurgico

 

Il trattamento laser ha come obiettivo di ridurre la pressione intra-oculare favorendo la fuoriuscita del liquido (umore acqueo) dall’occhio. Con la normalizzazione o l’abbassamento  della pressione si realizzano i presupposti per l’arresto della progressione della malattia. Normalmente si utilizza un laser a diodi, ma anche altri laser sono utilizzabili. Non esistono differenze a proposito per il buon esito dell’intervento.

L’intervento si effettua in ambulatorio, il paziente è seduto davanti all’apparecchio laser

Anestesia: Un’anestesia oculare locale con collirio rende possibile l’applicazione di una lente a contatto sull’occhio utile per focalizzare il raggio laser.

Procedura laser: si effettua generalmente in due sedute, a distanza di qualche giorno o settimane. Possono essere necessarie altre sedute.

Trattamenti alternativi

Esistono sostanzialmente 3 metodi per diminuire la pressione oculare: la terapia medica sia locale che generale, i trattamenti parachirurgici con laser e l’intervento chirurgico vero e proprio. Il suo oculista Le propone quello che stima il più adatto a conservare il più a lungo possibile la sua capacità visiva

Mancato intervento

La progressione del glaucoma, può portare alla cecità completa.

 

Decorso postoperatorio

 

Nelle prime ore l’occhio può apparire più o meno rosso e moderatamente dolente con un certo fastidio alla luce. La visione può non essere limpida; occorre attendere qualche giorno perché ritorni ai valori pre trattamento. Le cure locali postoperatorie consistono nell’istillazione di gocce o nell’assunzione di compresse, secondo le modalità e per il periodo di tempo che Le saranno spiegati dal suo oculista.

L’efficacia del trattamento laser si giudica dopo qualche settimana. Nella maggioranza dei casi la pressione intra-oculare si riduce.

Come per qualunque trattamento antiglaucomatoso, la durata  dell’azione del laser è imprevedibile, questo impone un controllo oculistico regolare.

Il proseguimento associato di un trattamento medico è, a volte, necessario.

In caso di insuccesso si raccomanda un intervento chirurgico.

Possono essere osservate un certo grado di infiammazione oculare, la percezione di corpi mobili ed una sensibilità accresciuta alla luce.

Il trattamento non può in alcun modo pretendere di migliorare lo  stato della sua capacità visiva.

Le complicanze

 

Possono essere intraoperatorie e postoperatorie, cioè che si verificano durante o dopo l’intervento laser.

ð Complicanze intraoperatorie: sono molto rare e possono essere gravi e meno gravi.

Quelle gravi sono rarissime:

  • emorragia massiva
  • cataratta

Complicanze meno gravi :

  • emorragie lievi
  • aumento della pressione dell’occhio che, in alcuni casi, necessita l’intervento chirurgico.

 

ð Complicanze postoperatorie gravi :sono rarissime:

  • emorragia
  • cataratta

Complicanze meno gravi:

  • emorragie
  • aumento della pressione oculare
  • infiammazione (uveite)

 

Altre informazioni

Un intervento ben eseguito può non essere da solo sufficiente a controllare la tensione endoculare, in alcuni casi sarà necessario continuare la terapia medica  locale ipotonizzante; comunque, si renderanno necessari, nel tempo, controlli clinici e strumentali.

Inoltre, anche quando con l’intervento si ottiene la normalizzazione della tensione endoculare, non si può garantire in modo assoluto l’arresto della progressione della malattia glaucomatosa; la progressione per fortuna rara, è presente specialmente nei glaucomi trascurati e nelle persone anziane: essa comporta una diminuzione progressiva del campo visivo della vista; entrano in gioco anche fenomeni di alterata circolazione del nervo ottico e dell’intero organismo.

 

 

ATTENZIONE!

 

1)       La pressione intraoculare si controlla sia riducendo la produzione di liquidi dell’occhio sia facilitandone il deflusso.

 

2)      Il trattamento laser riduce la pressione intraoculare favorendo la fuoriuscita del liquido oculare.

 

3)      E’ necessario dopo l’intervento continuare a controllare la pressione oculare con controlli oculistici regolari.

 

4)      Può essere necessario proseguire la terapia medica dopo il trattamento laser.

 

5)   Il trattamento laser non può migliorare la capacità visiva.

INFORMATIVA OZURDEX

SCHEDA INFORMATIVA PER IL TRATTAMENTO DELL’EDEMA MACULARE DA OCCLUSIONE VENOSA RETINICA
MEDIANTE LA SOMMINISTRAZIONE DI DESAMETAZONE (OZURDEX, Allergan) PER VIA INTRAVITREALE
Approvato dalla Società Oftalmologica Italiana – Marzo 2011
SCHEDA INFORMATIVA PER IL TRATTAMENTO DELL’EDEMA MACULARE DA
OCCLUSIONE VENOSA RETINICA MEDIANTE IMPIANTO INTRAVITREALE DI
DESAMETAZONE (OZURDEX®, Allergan)
Approvato dalla Società Oftalmologica Italiana – Marzo 2011
Gentile Sig./Sig.ra
__________________
__________________
Lei è affetto in OD/OS/OO da _______________________________________________________
Questa scheda contiene le informazioni sul trattamento che Le viene proposto, sui risultati e sui
rischi.
Edema Maculare da Occlusione Venosa Retinica
L’occlusione venosa retinica (OVR) è una della cause più frequenti di perdita della visione da
malattie vascolari della retina. La forma più comune è l’occlusione di una singola branca venosa
(OVBR), la forma meno comune è la occlusione della vena centrale della retina (OVCR). L’OVCR
può essere di tipo ischemico – meno comune – con grave perdita visiva e rischio di
neovascolarizzazione e di tipo non ischemico – più comune – con significativa perdita visiva da
edema maculare.
L’edema maculare (EM) – rigonfiamento dell’area maculare da accumulo di liquido – è una
frequente complicanza sia della OVBR che della OVCR. La sua patogenesi – anche se non ancora
del tutto chiarita – è multifattoriale: liberazione di citochine infiammatorie (prostaglandine,
interleuchine), riduzione delle occludine nelle “tight junctions” endoteliali, aumento dei fattori di
permeabilità vascolare (VEGF).
Trattamento dell’edema maculare da OVR
Sono state studiate numerose terapie per il trattamento dell’EM da OVR: la fotocoagulazione laser,
l’iniezione intravitreale di antiVEGF (bevacizumab, ranibizumab) e di corticosteroidi
(triamcinolone acetonide, desametazone).
I corticosteroidi sono utili nel trattamento dell’EM da OVR poiché hanno un potente effetto
antinfiammatorio, stabilizzano le “tight junctions” delle cellule endoteliali, riducono la permeabilità
vascolare ed inibiscono la sintesi del VEGF.
Farmaci attualmente disponibili
La somministrazione di corticosteroidi lipofili come il triamcinolone ha dimostrato di produrre
benefici nell’EM da OVR ma con molteplici eventi avversi tra cui il più comune è l’aumento della
pressione intraoculare.
La somministrazione di corticosteroidi idrofili produce un significativo miglioramento clinico
nell’EM da OVR con minori eventi avversi.
Vi sono tre categorie di farmaci da somministrare all’interno dell’occhio in sede intravitreale:
farmaci “on label”, farmaci “off label”, farmaci “against label”.
SCHEDA INFORMATIVA PER IL TRATTAMENTO DELL’EDEMA MACULARE DA OCCLUSIONE VENOSA RETINICA
MEDIANTE LA SOMMINISTRAZIONE DI DESAMETAZONE (OZURDEX, Allergan) PER VIA INTRAVITREALE
Approvato dalla Società Oftalmologica Italiana – Marzo 2011
Un farmaco si definisce “on label” quando viene utilizzato rispettando le indicazioni riportate sulla
scheda tecnica del prodotto, approvata dalle autorità competenti. Ad esempio se un collirio
antibiotico viene usato per curare una congiuntivite batterica e somministrato nel sacco
congiuntivale, si fa un uso del collirio previsto nella scheda tecnica del prodotto.
Un farmaco si definisce “off label” quando viene utilizzato in condizioni non previste dalla scheda
tecnica del prodotto. Ad esempio se lo stesso collirio antibiotico viene somministro nell’orecchio
invece che nell’occhio per curare una otite catarrale, si fa un uso del prodotto al di fuori delle
indicazioni riportate nella scheda tecnica.
Un farmaco si definisce “against label” quando viene utilizzato nonostante la scheda tecnica riporti
specifiche controindicazioni al suo uso in una determinata patologia o per una determinata via di
somministrazione. Ad esempio se sempre lo stesso collirio antibiotico venisse somministrato per via
endovenosa per il trattamento di una polmonite.
L’uso “off label” di farmaci è estremamente diffuso in tutte le branche della medicina ed in
particolare in pediatria, in oncologia ed anche in oftalmologia, poiché le evidenze cliniche derivanti
dagli studi pubblicati sulle riviste scientifiche dimostrano che determinati farmaci possono essere
molto utili anche in altre condizioni cliniche oltre a quelle autorizzate dalla scheda tecnica.
Farmaci O LABEL: Desametazone (Ozurdex, Allergan Inc.)
Farmaci OFF LABEL: Bevacizumab (Avastin, Roche)
Pegaptanib sodico (Macugen, Pfizer)
Ranibizumab (Lucentis, Novartis)
Triamcinolone acetonide (Vitreal S, Sooft)
Farmaci AGAIST LABEL: Triamcinolone acetonide (Kenacort, BMS – Triacort, Pharmatex
Italia – Triamvirgi, Phisiofarma) – Riportano nella scheda tecnica specifiche controindicazioni alla
somministrazione intravitreale.
Caratteristiche dei farmaci
Desametazone: è un potente corticosteroide idrosolubile che agisce penetrando nelle cellule e
bloccando il VEGF e le prostaglandine, sostanze coinvolte nella genesi dell’infiammazione e
dell’edema. Il principale effetto collaterale è rappresentato dell’ipertono oculare.
Ozurdex è un impianto intravitreale che viene iniettato con un apposito strumento all’interno della
cavità vitreale dell’occhio, ossia la parte del bulbo posteriore al cristallino, con forma di bastoncino
contenente 700 microgrammi di desametazone legato ad un materiale che si dissolve
progressivamente, rilasciando il desametazone in forma micronizzata per alcuni mesi dopo
l’iniezione, con un tasso di rilascio costante e, in base a quanto riportato dagli studi clinici
attualmente presenti nella letteratura internazionale, con una potenziale bassa incidenza di effetti
collaterali.
Viene iniettato un impianto per volta e, in assenza di diminuzione del visus, non è necessario un
nuovo impianto. Qualora, invece, ad un iniziale miglioramento segua un successivo peggioramento
del visus, dopo un adeguato periodo, può essere valutata l’opportunità di un nuovo impianto.
L’impianto viene eseguito in anestesia topica, con alcune gocce di collirio anestetico prima
dell’iniezione e deve essere successivamente monitorizzato per controllare l’insorgenza di
complicanze (ipertono oculare, infezione).
SCHEDA INFORMATIVA PER IL TRATTAMENTO DELL’EDEMA MACULARE DA OCCLUSIONE VENOSA RETINICA
MEDIANTE LA SOMMINISTRAZIONE DI DESAMETAZONE (OZURDEX, Allergan) PER VIA INTRAVITREALE
Approvato dalla Società Oftalmologica Italiana – Marzo 2011
Pegaptanib sodico: è un aptamero cioè un piccolo frammento di RNA sintetico che legandosi al
VEGF165 impedisce il legame con il proprio recettore e la conseguente formazione di vasi anomali
e l’aumento della permeabilità vascolare. Pertanto questo farmaco potrebbe essere usato in tutte
quelle malattie caratterizzate da crescita anomala di vasi ed aumentata permeabilità vascolare come
la degenerazione maculare senile, la retinopatia diabetica, le occlusioni venose retiniche, la
retinopatia del prematuro, i tumori, ecc. Gli aptameri hanno il vantaggio di non stimolare di solito la
risposta immunologica.
L’emivita del farmaco nel corpo vitreo dell’uomo è di 347 ore. Non ci sono studi prospettici
randomizzati sull’uso di questo farmaco nelle OVR. I risultati sul tempo di permanenza del farmaco
nel vitreo giustificano una frequenza di somministrazione di una volta ogni 6 settimane.
Gli effetti indesiderati più gravi che sono stati segnalati, associati a grave perdita visiva, sono
correlabili alla procedura di iniezione intravitreale (vedi più avanti).
Gli effetti indesiderati correlati al farmaco, sono essenzialmente oculari: infiammazione della
camera anteriore, dolore oculare, cheratite puntata, mosche volanti e opacità del vitreo.
Sono comuni, invece: cefalea, rinorrea, sensazione anomala nell’occhio, iperemia congiuntivale,
edema congiuntivale, congiuntivite, distrofia corneale, irregolarità dell’epitelio corneale, alterazione
dell’epitelio corneale, edema corneale, secchezza oculare, secrezione oculare, infiammazione
oculare, irritazione agli occhi, prurito agli occhi, rossore agli occhi, gonfiore agli occhi, edema
intorno agli occhi, aumento della lacrimazione, degenerazione maculare, midriasi, ipertensione
oculare, ematoma periorbitale, fotofobia, fotopsia, offuscamento della vista, riduzione dell’acuità
visiva, disturbi della vista, distacco del vitreo e alterazioni del vitreo
Non comuni: incubi, depressione, sordità, vertigini, palpitazioni cardiache, ipertensione, aneurisma
aortico, rinofaringite, vomito, dispepsia, dermatite, eczema, alterazioni del colore dei capelli, rush
cutaneo, prurito, sudorazione notturna, mal di schiena, affaticamento, dolorabilità, dolore toracico,
aumento delle gammaglutamiltransferasi,
Non sono note manifestazioni anomale a lungo termine.
Nei pazienti con insufficienza renale, specialmente se severa, sono stati riscontrati valori di emivita
plasmatica altamente variabili per le iniezioni intravitreali di 3 mg. Non ci sono dati per quanto
riguarda i pazienti sottoposti ad emodialisi o con epatopatie.
Ranibizumab: è un frammento di un anticorpo monoclonale ricombinante umanizzato diretto
contro il fattore di crescita endoteliale vascolare umano A (VEGF-A). Esso si lega con un’elevata
affinità alle isoforme del VEGF-A (VEGF110, VEGF121 e VEGF165), prevenendo così il legame
del VEGF-A ai suoi recettori VEGFR-1 e VEGFR-2 ed impedendo la proliferazione delle cellule
Endoteliali, la neovascolarizzazione, l’aumento della permeabilità vasale, che si ritiene
contribuiscano alla progressione della forma neovascolare della degenerazione maculare senile.
E’ una molecola più piccola del bevacizumab ed ha una maggiore capacità di penetrare tutti gli
strati della retina e quindi di diffondere nello spazio sottoretinico dopo somministrazione
intravitreale.
L’attività biologica del ranibizumab è stata dimostrata su modelli animali di neovascolarizzazione
coroideale: gli studi di farmacocinetica hanno dimostrato che dopo iniezione intravitreale la
biodisponibilità del ranibizumab e’ molto elevata (50 – 60%) in quanto il farmaco si distribuisce
rapidamente nella retina e viene eliminato da tutti i compartimenti oculari in circa 3 giorni.
Le concentrazioni del ranibizumab nel plasma sono molto basse, riflettendo una distribuzione più
alta e una clearance più bassa del farmaco nell’occhio. Non ci sono studi prospettici randomizzati e
controllati sull’uso di questo farmaco nelle OVR.
SCHEDA INFORMATIVA PER IL TRATTAMENTO DELL’EDEMA MACULARE DA OCCLUSIONE VENOSA RETINICA
MEDIANTE LA SOMMINISTRAZIONE DI DESAMETAZONE (OZURDEX, Allergan) PER VIA INTRAVITREALE
Approvato dalla Società Oftalmologica Italiana – Marzo 2011
Rimangono ancora da accertare gli effetti a lungo termine e la compliance del paziente.
Gli effetti indesiderati più gravi che sono stati segnalati, associati a grave perdita visiva, sono
correlabili alla procedura di iniezione intravitreale (vedi più avanti).
Gli effetti indesiderati correlati al farmaco sono: eventi tromboembolici arteriosi – incluse le morti
per cause vascolari, infarti miocardici non fatali, attacchi ischemici non fatali e attacchi emorragici
non fatali sono stati collegati alla disponibilità sistemica degli inibitori VEGF molto potenti. Nei
dati combinati del primo anno dei tre studi di fase III (MARINA, ANCHOR e PIER), l’incidenza
globale degli eventi tromboembolici arteriosi era superiore per i pazienti trattati con Lucentis 0,5
mg (2,5%) rispetto al braccio di controllo (1,1%). Tuttavia, nel secondo anno dello studio
MARINA, la frequenza degli eventi tromboembolici arteriosi era simile nei pazienti trattati con
Lucentis 0,5 mg (2,6%) rispetto ai pazienti del braccio di controllo (3,2%). Recentemente (gennaio
2007) è stato comunicato che una ulteriore analisi su una popolazione di 5000 soggetti ha
evidenziato un rischio tromboembolico nell’1.2% dei pazienti trattati alla dose consigliata di 0.5 mg
e che la percentuale di rischio scende allo 0.3% se viene utilizzata una dose di 0.3 mg – cefalea,
ipertensione arteriosa, blefarite, occhio secco, infiammazione intraoculare, distacco di vitreo, fibrosi
sottoretinica, visione offuscata o ridotta.
Sono, invece, comuni: nausea, dolori articolari, dolore alla schiena, bronchite, anemia,
congiuntivite, opacizzazione della capsula posteriore della lente, essudati retinici, distacco
dell’epitelio pigmentato della retina, maculopatia
Non comuni: fibrillazione atriale, tosse, dispnea, aumento della secrezione delle vie respiratorie
superiori, cheratosi lichenoide, degenerazione retinica, irite, iridociclite, cheratite puntata,
cheratopatia, dellen, strie corneali, cataratta nucleare, reazione nella camera anteriore, glaucoma ad
angolo chiuso, edema palpebrale, irritazione palpebrale, edema corneale.
Bevacizumab: è un anticorpo monoclonale che, estratto dalla cavia, è stato adattato all’uomo, ossia
“umanizzato”, in modo da evitare la risposta del sistema immunitario e che ha dimostrato di
possedere spiccate attività antiangiogeniche, antiedemigene e di arrestare la genesi vascolare.
Le indicazioni della scheda tecnica di questo farmaco prevedono l’utilizzo in terapia oncologica per
bloccare la crescita della rete neovascolare anarchica nell’ambito di forme tumorali metastatiche del
colon-retto.
Anche se “off-label” l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha autorizzato la sua erogabilità a
totale carico del SSN per il trattamento delle maculopatie essudative e del glaucoma neovascolare,
in base alle evidenze derivanti dalla letteratura scientifica. Le possibili applicazioni “off label”
riguardano la terapia delle degenerazioni maculari di tipo neovascolare, e delle malattie vascolari
della retina caratterizzate da una marcata componente edematosa ed essudativa come la retinopatia
diabetica e l’occlusione della vena centrale della retina.
Il Bevacizumab è stato originariamente disegnato e sviluppato per il trattamento del carcinoma del
colon e del retto metastatico per una somministrazione di 5mg/Kg per via endovenosa con
frequenza bisettimanale per un numero di infusioni variabile in base alla risposta clinica.
In ambito oftalmologico viene attualmente utilizzato per via intravitreale a dosaggi molto inferiori e
(1.0, 1.25, 1.5, 2.0 o 2.5 mg) a seconda dei diversi studi riportati in letteratura.
Tali quantità sono somministrate con cadenza e regimi di somministrazione variabili: da una a tre
iniezioni iniziali e successive re-iniezioni sulla base di criteri anatomici e funzionali di persistenza o
recidiva dell’edema maculare. Non esistono studi prospettici controllati randomizzati sull’uso di
questo farmaco nelle OVR.
SCHEDA INFORMATIVA PER IL TRATTAMENTO DELL’EDEMA MACULARE DA OCCLUSIONE VENOSA RETINICA
MEDIANTE LA SOMMINISTRAZIONE DI DESAMETAZONE (OZURDEX, Allergan) PER VIA INTRAVITREALE
Approvato dalla Società Oftalmologica Italiana – Marzo 2011
Gli eventi avversi più comuni correlati alla via di somministrazione sistemica sono:
– l’ipertensione arteriosa (dal 22% al 32%) reversibile nell’84% dei casi mediante terapia antiipertensiva;
– la proteinuria asintomatica dal 21% al 38% dei pazienti, la sua comparsa non è associata a
disfunzione renale e non preclude la continuazione del trattamento;
– la sindrome nefrosica è rara ed impone la sospensione della terapia;
– la tromboembolia arteriosa: l’incidenza di eventi tromboembolici (ictus cerebrale, TIA, infarto del
miocardio) è simile (18% – 19.4%) a quella riscontrata nei soggetti trattati con placebo (16.2% –
18.3%). Il rischio è maggiore in pazienti con età superiore a 65 anni o con un’anamnesi positiva per
tromboembolismo arterioso;
– il rallentamento del tempo di cicatrizzazione delle ferite si è riscontrato nei pazienti che erano stati
sottoposti a intervento chirurgico durante il trattamento
– la frequenza di emorragie cutanee (petecchie, ecchimosi) o mucose (epistassi) va dal 3.1% al
5.1%.
– perforazioni gastrointestinali: complicanza rara (1,4% – 2,0%) ma potenzialmente fatale (0.4% –
1.0%).
Gli eventi avversi correlati alla via di somministrazione intravitreale sono presumibilmente
meno importanti. Infatti i pazienti che ricevono il bevacizumab per malattie oculari sono in generale
in uno stato di salute migliore rispetto ai pazienti con tumori del colon-retto metastatico e ricevono
una dose significativamente inferiore che è rilasciata solo all’interno dell’occhio.
Sino a questo momento tuttavia non disponiamo di studi prospettici randomizzati controllati
sull’impiego del bevacizumab in ambito oftalmico. I risultati preliminari delle iniziali serie non
controllate di pazienti affetti da degenerazione maculare legata all’età neovascolare e trattati con
bevacizumab intravitreale concordano nell’indicare un rapido miglioramento anatomo-funzionale
nel breve termine (3 mesi) in assenza di eventi avversi oculari o sistemici di rilievo.
Nell’utilizzo intravitreale riportato in letteratura non sono stati descritti eventi avversi oculari e
sistemici. Non sono conosciuti i rischi oculari legati al farmaco bevacizumab. Relativamente agli
eccipienti utilizzati nella preparazione sistemica, non ci sono ad oggi segnalazioni di possibile
tossicità retinica.
Lo scopo del trattamento è cercare di prevenire una ulteriore riduzione della capacità visiva.
Sebbene alcuni pazienti abbiano riscontrato un miglioramento della visione, il farmaco non può
ristabilire la visione già persa e non può garantire la prevenzione di una ulteriore perdita di capacità
visiva. La somministrazione deve avvenire ad intervalli regolari (circa ogni 4/6 settimane) fin
quando lo stato anatomico e funzionale lo richiedano.
Triamcinolone acetonide: è un cortisonico che ha dimostrato potenti capacità antiangiogeniche nei
confronti della neovascolarizzazione sottoretinica: inibisce la vitreoretinopatia proliferante nel
coniglio e la neovascolarizzazione retinica dopo insulto ischemico nel maiale, la proliferazione
fibroblastica nell’occhio umano. Il meccanismo d’azione implica un’azione diretta sulle cellule
endoteliali ed un’azione indiretta di inibizione della migrazione ed attivazione dei macrofagi, dei
mastociti e di altre cellule infiammatorie che rilasciano fattori di crescita angiogenici. Quanto
all’effetto sull’edema maculare, in realtà al di là delle prove cliniche, il meccanismo d’azione è al
momento solo ipotizzato. Conosciamo l’effetto antinfiammatorio degli steroidi perché interferiscono
con la cascata dell’acido arachidonico, i cui prodotti (prostaglandine) sono responsabili della rottura
della barriera ematoretinica interna. Questa azione può spiegare l’efficacia del farmaco nell’edema
maculare cistoide postchirurgico e postuveitico.
SCHEDA INFORMATIVA PER IL TRATTAMENTO DELL’EDEMA MACULARE DA OCCLUSIONE VENOSA RETINICA
MEDIANTE LA SOMMINISTRAZIONE DI DESAMETAZONE (OZURDEX, Allergan) PER VIA INTRAVITREALE
Approvato dalla Società Oftalmologica Italiana – Marzo 2011
L’applicazione del triamcinolone intravitreale più indagata finora è quella dell’edema maculare
cistoide o diffuso secondario a retinopatia diabetica.
Non ci sono studi prospettici controllati randomizzati sull’uso di questo farmaco nelle OVR.
I cristalli di triamcinolone si depositano sulla ialoide posteriore consentendone la visualizzazione in
corso di vitrectomia ai fini di una completa rimozione, analogamente a quanto accade per il verde di
indocianina per la membrana limitante interna, con un potenziale effetto antinfiammatorio locale
utile dopo l’intervento. Inoltre è stato suggerito il suo impiego per via intravitreale prima
dell’intervento per cataratta in occhi a rischio o già colpiti da rubeosi iridea per retinopatia
proliferante, per prevenire o contrastare il glaucoma neovascolare secondario.
Sia usato nella sua formulazione completa degli eccipienti che purificato non sono stati segnalati
effetti tossici per le strutture oculari. Le principali complicanze segnalate nell’uso intravitreale del
triamcinolone sono correlabili alla procedura di somministrazione intravitreale oltre alla transitoria
comparsa di corpi mobili dovuti ai cristalli di farmaco in camera vitrea ed al possibile ipertono che
può richiedere un trattamento specifico sia medico (farmaci ipotonizzanti) che chirurgico
(intervento filtrante) in particolare con l’utilizzo del triamcinolone Sooft (Vitreal S) la cui
indicazione consigliata rimane solo quella di colorante vitreale.
Subito dopo l’iniezione intravitreale il paziente deve rimanere con il capo in posizione eretta per
almeno due ore onde evitare la distribuzione dei cristalli del farmaco davanti del polo posteriore con
disturbo della visione centrale.
Uso in gravidanza, allattamento, bambini e adolescenti
Non esistono dati relativi all’uso di questi farmaci in queste categorie di pazienti per cui se ne
sconsiglia l’uso. Nelle donne in età fertile in cui sia necessario l’utilizzo di questi farmaci deve
essere consigliato un trattamento contraccettivo efficace prima dell’inizio del trattamento.
Trattamento bilaterale contemporaneo
E’ sconsigliato il trattamento bilaterale contemporaneo. E’ sconsigliata una seconda
somministrazione dell’impianto di desametazone entro 6 mesi dall’iniezione precedente. Se dovesse
risultare necessario un trattamento bilaterale è consigliabile far trascorrere almeno 4 mesi
dall’impianto nel primo occhio.
Associazioni farmacologiche
Non esistono dati relativi all’impiego contemporaneo o alternato dell’impianto di desametazone con
altri farmaci per iniezione intravitreale
Trattamenti alternativi
Nella occlusione della vena centrale della retina la terapia di scelta è rappresentata dalla
panfotocoagulazione laser; nei casi con edema maculare una procedura spesso efficace è la ‘griglia
maculare’. Gli studi sulle terapie chirurgiche per il trattamento dell’edema (neurotomia ottica
radiale, guainotomia, ecc) hanno offerto, fino ad oggi, risultati estremamente contrastanti e, nella
maggior parte dei casi, deludenti in termini di prognosi visiva.
L’iniezione intravitreale
Anestesia
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L’occhio può essere reso insensibile mediante il solo utilizzo di colliri anestetici, ma può anche
rendersi necessaria un iniezione peribulbare o retrobulbare. E’ anche possibile un’anestesia
generale. La scelta viene fatta dal suo oculista e dal medico anestesista che terranno conto il più
possibile delle sue richieste.
L’intervento viene effettuato in posizione supina, in un ambiente chirurgico sterile (sala operatoria)
e con il microscopio. E’ un atto chirurgico che si realizza in diverse fasi:
• disinfezione della cute perioculare e del sacco congiuntivale
• iniezione intravitreale a 3.5/4.0 mm dal limbus per via transcongiuntivale o transclerale (dopo aver
aperto la congiuntiva)
• controllo intraoperatorio del tono oculare ed eventuale paracentesi evacuativa dalla camera
anteriore
Durante l’intervento, il chirurgo può in qualunque momento essere portato a modificare il suo piano
di trattamento.
Dopo l’esecuzione dell’intervento chirurgico le indicazioni a cui attenersi adatte al suo caso le
saranno esposte dall’ oculista o dall’anestesista.
Decorso postoperatorio
Prima di lasciare il centro chirurgico viene consegnato un foglio con le istruzioni dei farmaci da
utilizzare. Il paziente non deve mai sospendere le cure a meno che sia il chirurgo a dirlo; esse
aiutano l’occhio operato a guarire meglio ed a prevenire complicazioni. In caso di dubbi sulla
modalità del corso postoperatorio, il paziente deve contattare uno dei componenti dell’equipe
chirurgica.
Le cure locali postoperatorie solitamente consistono nell’instillazione di gocce ed eventualmente
nell’applicazione di una protezione oculare secondo le modalità e per un periodo di tempo che le
saranno spiegati dal suo chirurgo.
Alla terapia locale può essere necessario aggiungere una terapia sistemica di durata variabile,
anch’essa descritta nelle istruzioni che Le verranno rilasciate.
A casa dopo l’intervento
Per applicare i colliri nell’occhio operato, il paziente deve sedersi su una sedia (in alternativa può
stare sdraiato a letto), deve aprire bene ambedue gli occhi e guardare verso il soffitto; poi deve
abbassare con l’indice della mano sinistra la palpebra inferiore; in tal maniera fra l’occhio e la
palpebra si forma una specie di coppa che serve a ricevere le gocce di collirio medicinale; qui con la
mano destra vanno instillate 1-2 gocce del prodotto. Il paziente deve poi chiudere le palpebre (senza
stringerle) e attendere per qualche secondo l’assorbimento del prodotto. Quando i colliri prescritti
sono più di uno essi vanno applicati uno di seguito all’altro a distanza di qualche minuto .
E’ bene che almeno nei primi 2-3 giorni sia un familiare, o altra persona, ad instillare/applicare i
colliri/pomate.
Durante l’applicazione dei medicinali occorre prestare attenzione a non esercitare pressioni
nell’occhio appena operato. L’occhio operato viene bendato (per uno o più giorni); durante il
giorno, il più delle volte si applica un paio di occhiali da sole che hanno lo scopo di riparare
l’occhio dalla luce e soprattutto da eventuali traumi. Durante la notte, invece, l’occhio, per la prima
settimana, va protetto con una “conchiglia” in plastica che in genere viene fornita alla dimissione; la
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conchiglia va tenuta in sede con due o tre cerotti; essa serve ad evitare involontari traumi all’occhio
ed a proteggere contro strofinamenti, sempre possibili nel sonno. Il paziente se lo desidera può
applicare o meno sotto alla protezione di plastica una benda sterile: in tal caso si pone delicatamente
la benda sull’occhio e poi si applicano alcuni cerotti diagonalmente per tenere il bendaggio in sede.
Una o due volte al giorno le palpebre dell’occhio operato vanno delicatamente pulite con un
fazzolettino detergente sterile o con un po’ di cotone bollito; chi esegue tale manovra deve evitare
pressioni sul bulbo oculare e comunque sulla parte operata.
Nei giorni seguenti all’operazione l’occhio appare più o meno “rosso” e dolente; c’è inoltre una
certa sensazione di corpo estraneo (dovuta ad eventuali punti ed ai tagli praticati) ed un certo
fastidio alla luce.
Nel periodo successivo all’intervento il paziente deve inoltre usare alcune altre attenzioni:
– può dormire dal lato dell’occhio operato purché questo sia adeguatamente protetto con la
conchiglia di plastica che viene fornita
– non deve assolutamente strofinare l’occhio operato (per almeno un mese); è opportuno evitare gli
strofinamenti,soprattutto se pesanti, anche nei mesi successivi;
– può lavarsi regolarmente il viso facendo però attenzione a non strofinare l’occhio operato ed a non
esercitare pressioni;
– non deve fare sforzi fisici eccessivi; per esempio non deve sollevare pesi superiori ai dieci
chilogrammi, non deve prendere in braccio bambini, animali ecc.
– l’uso di macchinari o di strumenti pericolosi sono sconsigliati per un periodo di almeno una
settimana.
Il decorso postoperatorio non è fatto però solo di divieti; il paziente fin dai primi giorni può fare
molte cose, per esempio:
– fin dal giorno dell’operazione può, con l’occhio non operato, leggere, scrivere, guardare la
televisione ecc,
– il bagno e la doccia possono essere fatti fin dal primo giorno successivo all’operazione avendo
cura di non bagnare l’occhio operato; per lavarsi i capelli attendere 3-4 giorni dall’intervento e
durante il lavaggio tenere l’occhio operato chiuso.
– l’asciugacapelli può essere adoperato purché il getto di aria calda non venga diretto verso l’occhio
operato; le signore possono andare dal parrucchiere già 2-3 giorni dopo l’operazione ma non
asciugare i capelli con il casco.
– la barba può essere fatta fin dal giorno seguente all’operazione.
Il recupero visivo
Il recupero dell’acuità visiva è progressivo e può anche essere nullo, scarso o incompleto. In taluni
casi tale recupero è solo transitorio e il visus regredisce dopo un periodo variabile di tempo
dall’intervento chirurgico. L’entità di visione recuperabile con l’intervento dipende molto dalle
preesistenti condizioni generali dell’occhio, in particolare della retina, del nervo ottico e della
cornea; quindi, la presenza di una lesione in queste strutture, provocata dalla malattia, può limitare
il recupero visivo derivante dall’intervento (in proporzione all’entità della lesione).
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Il paziente deve ricordarsi che, anche a guarigione avvenuta, l’occhio va periodicamente controllato
dall’oculista; nei mesi e negli anni successivi all’intervento egli deve quindi sottoporsi a controlli
periodici.
Può essere necessario anche ripetere l’intervento.
Le complicanze oculari legate al desametazone
La complicanza oculare principale è rappresentata dall’ipertono. Per questo il trattamento è
controindicato in pazienti con glaucoma non compensato con la terapia.
Anche la cataratta sottocapsulare posteriore può essere indotta dal desametazone.
L’uso del desametazone in soggetti con storia di herpes simplex oculare deve essere valutato con
estrema cautela. E’ sconsigliato l’impianto di desametazone in soggetti con herpes simplex oculare
attivo.
L’impianto di desametazone non è stato studiato in soggetti afachici ed in soggetti con edema
maculare da OVR con significativa componente ischemica. Pertanto in questi soggetti l’uso
dell’impianto avviene off-label e deve essere sconsigliato.
Le complicanze legate alla procedura di somministrazione
Oltre alle complicanze specifiche per ciascuno dei farmaci già illustrate è necessario richiamare alla
sua attenzione anche le complicanze strettamente legate al metodo di somministrazione dei farmaci
e di cui è stato comunque accennato in precedenza.
Anche questo intervento non sfugge alla regola generale secondo la quale non esiste della chirurgia
senza rischi. Non è possibile per il suo oculista garantire in modo formale il successo dell’intervento
o l’assenza di complicanze.
Le complicanze, in casi estremi, possono portare anche alla perdita funzionale dell’occhio, se non
addirittura alla perdita anatomica dello stesso. La Sua condizione potrebbe non migliorare o
potrebbe peggiorare. Ognuna delle seguenti complicanze può causare una riduzione della capacità
visiva e/o portare a cecità. Possono essere necessarie procedure mediche e/o chirurgiche aggiuntive
per trattare queste complicanze.
Complicanze generali: Ogni farmaco è potenzialmente in grado di determinare una reazione
allergica in una ridotta percentuale della popolazione. I sintomi della reazione allergica sono
rappresentati da reazione cutanea, orticaria, prurito, insufficienza respiratorie e raramente morte. In
genere, le allergie ai farmaci si verificano più facilmente in soggetti già allergici ad altre sostanze,
cibi, polvere, pollini. Ogni forma di allergia, sospetta o conclamata, deve essere riferita al Suo
Oculista.
Complicanze oculari: si distinguono in preoperatorie, intraoperatorie e postoperatorie.
• Complicanze preoperatorie (legate all’anestesia con iniezione): perforazione del bulbo
oculare con o senza iniezione di anestetico nel bulbo oculare, lesione del nervo ottico,
emorragia palpebrale e/o perioculare e/o retrobulbare, lesione dei muscoli dell’occhio
• Complicanze intraoperatorie: lacerazione della congiuntiva, lesione del cristallino,
emorragia vitreale, emorragia coroideale
• Complicanze postoperatorie: lacerazione della retina e/o distacco retinico che possono
sopraggiungere dopo l’intervento e che necessitano di un trattamento complementare con un
secondo intervento chirurgico e/o laser; distacco di coroide, infezione oculare, alterazioni
della macula, emorragia retinica e/o vitreale, proliferazione vitreoretinica, cataratta, rottura
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sclerale/scleromalacia, ipertono (aumento della pressione oculare), riduzione transitoria o
permanente della pressione oculare, riduzione dell’acuità visiva, difetti del campo visivo,
strabismo e/o diplopia (visione doppia), miodesopsie (percezione mosche volanti), ptosi
(abbassamento della palpebra superiore), atrofia del nervo ottico, glaucoma.
Il suo specifico caso presenta le seguenti ulteriori problematiche:
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
L’oculista è disposto a rispondere a qualsiasi altro quesito che Lei vorrà porgli.
AVVERTEZE COCLUSIVE
1) L’impianto intravitreale è una valida alternativa per il trattamento della sua patologia.
2) Il recupero dell’acuità visiva è progressivo, può essere nullo, scarso o incompleto e spesso
transitorio e dipende anche dalle condizioni preesistenti generali dell’occhio.
3) Il chirurgo può essere portato, in qualunque momento dell’intervento, a modificare il piano
iniziale.
4) Il non eseguire correttamente le cure, le medicazioni ed i controlli postoperatori può
compromettere il decorso e la buona riuscita dell’intervento.
5) Non è consigliabile fare sforzi fisici o strofinare l’occhio nei primi giorni dopo l’operazione.
6) Anche se in casi rarissimi, una delle complicanze dell’impianto può essere l’infezione oculare.
8) Alcuni farmaci proposti per il trattamento ed alcune condizioni di trattamento avvengono “offlabel”;
per queste situazioni non sono ancora disponibili studi controllati sulla sicurezza e sulla
efficacia del farmaco
9) E’ necessario nel suo stesso interesse che, prima di sottoporsi all’intervento, lei riceva le
informazioni necessarie per poter firmare l’atto di consenso all’intervento; quindi è invitato a
leggere accuratamente il presente scritto e a porre ogni eventuale quesito al suo oculista
TEST DI ACQUISIZIOE DELLE IFORMAZIOI COTEUTE I QUESTA SCHEDA
Il paziente scrive di suo pugno la risposta accanto ad ogni domanda
1. Ha chiaramente compreso che una delle possibili complicanze oculari del trattamento
proposto è l’endoftalmite?
2. Ha chiaramente compreso che dopo il trattamento proposto la vista potrebbe anche
continuare a peggiorare e che potrà essere necessario eseguire altri trattamenti?
Firma del paziente
Data:
_______________________________________
SI ALLEGA COPIA DEL FOGLIO ILLUSTRATIVO DEL PRODOTTO: OZURDEX (Allergan)
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ATTO DI COSESO
Approvato dalla Società Oftalmologica Italiana – Marzo 2007
Primo Aggiornamento – Ottobre 2007
Secondo Aggiornamento – Maggio 2008
Il/La sottoscritto/a Sig/ra ………………………………………………………………………………
CF:…………………………………Documento:………..………………………….N°………………
Rilasciato da ……………………………………………………….il…………………………..…….
Affetto/a da ……………………………………………………………………………………………
nell’occhio DESTRO SINISTRO ENTRAMBI
Il/La sottoscritto/a………………………………………………………………………………………
COME DA DOCUMENTAZIONE ALLEGATA ALLA CARTELLA CLINICA
TUTORE/CURATORE/AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO/ RESPONSABILE DEI SERVIZI
SOCIALI E/O DI COMUNITÀ DI .…………………………………………………………………
Affetto/a da ……………………………………………………………………………………………
nell’occhio DESTRO SINISTRO ENTRAMBI
dichiara/dichiarano in piena coscienza
• di aver fornito ai sanitari tutte le informazioni relative allo stato di salute oculare e generale
attuale e pregresso, nonché tutte le informazioni sulle terapie oculari e generali in corso e
pregresse
• di essere stato adeguatamente informato sulla dotazione tecnico-professionale della struttura
dove sarò operato e che, se in corso d’intervento si realizzasse una delle rarissime
complicanze che richiede il ricorso all’anestesia generale, e questa non fosse eseguibile
presso la struttura dove è effettuato l’intervento a cui ora acconsento, diventerebbe
necessario disporre il trasferimento in ambiente ospedaliero mediante ambulanza
• di aver ricevuto una completa spiegazione verbale del documento scritto di informazione
sullo scopo e sulla natura del trattamento proposto di
…………………………………………………………………………………………………
• che il documento scritto di informazione è stato spiegato e consegnato il…………………….
• di aver pienamente compreso le informazioni che sono state fornite sulla evoluzione naturale
della malattia, sulle conseguenze, sui rischi e sulle possibili alternative terapeutiche e di
condividere i possibili vantaggi e gli eventuali rischi o svantaggi derivanti dal trattamento
con particolare riguardo a trattamenti da eseguire contemporaneamente in entrambi gli occhi
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• di aver potuto chiedere al Dr/Prof………………………………… ulteriori chiarimenti sui
seguenti punti .…………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………
e di aver avuto risposte chiare, complete ed esaurienti
• di essere informato/a/i sull’obbligo di osservare le prescrizioni postoperatorie e sulle
conseguenze derivanti da negligenza nell’osservanza di dette prescrizioni
• di essere informato/a/i sull’obbligo di sottoporsi ai controlli postoperatori programmati e
sulle conseguenze derivanti dal mancato rispetto delle visite di controllo
• di aver letto e compreso perfettamente tutto ciò che è stato spiegato e che tutti gli spazi in
bianco sono stati completati o sbarrati prima della firma del presente atto
• di avere avuto il tempo necessario per riflettere e pertanto
si rilascia il consenso al trattamento di
IMPIATO ITRAVITREALE DI DESAMETAZOE OZURDEX (ALLERGA)
nell’occhio DESTRO SINISTRO
si autorizza
• il Dr/Prof………………………………………..e la sua equipe ad eseguire il trattamento
oggetto dell’allegato documento di informazione
• la eventuale conversione dall’anestesia topica alla locale o alla generale e, in quest’ultimo
caso, anche il trasferimento ad altra struttura adeguatamente attrezzata
• ad effettuare tutte le ulteriori terapie che si rendessero necessarie durante lo svolgimento del
trattamento o a seguito del trattamento
• ad effettuare tutte le variazioni al trattamento anche in riferimento a tutti i materiali utilizzati
nel corso del trattamento, inclusi quelli “impiantabili”, che si rendessero necessarie durante
lo svolgimento dello stesso

VITRECTOMIA

STUDIO OCULISTICO ORFEO

 

SCHEDA INFORMATIVA

INTERVENTO DI VITRECTOMIA PEREMOVITREO/IALOSI ASTEROIDE/SINCHISI SCINTILLANTE/PERSISTENZA VITREO PRIMITIVO IPERPLASTICO

  APPROVATA DALLA SOCIETA’ OFTALMOLOGICA ITALIANA  NELL’ANNO 2005

 

Emovitreo

Si tratta di un intorbidamento emorragico del corpo vitreo. Può essere dovuto a trauma o può insorgere spontaneamente. Le cause principali di emovitreo spontaneo sono: il diabete, l’ipertensione arteriosa, le malattie vascolari della retina, le rotture retiniche e le membrane neovascolari sottoretiniche.

 

Ialosi Asteroide

Si tratta della presenza nel corpo vitreo di piccole opacità sferiche giallo-biancastre (corpi asteroidi) di aspetto cristallino e composti prevalentemente da grassi e sali di calcio. Corrisponde ad un processo di invecchiamento del collageno vitreale.

 

Sinchisi scintillante

Si tratta della presenza nel corpo vitreo di una moltitudine di opacità puntiformi brillanti che si muovono in conseguenza dei movimenti dell’occhio. Questi corpuscoli vitreali sono formati da colesterina, lipidi ed altre sostanze (colesterolosi del bulbo). Si possono distinguere una forma idiopatica, probabilmente legata alla senescenza, e una forma secondaria ad infiammazioni e/o emorragie del vitreo.

 

Persistenza di Vitreo Primitivo Iperplastico

Si tratta di una rara malattia oculare congenita caratterizzata dalla mancata trazioni retiniche e distacco di retina. regressione del vitreo primario e della vascolarizzazione ialoidea. In rapporto alle strutture oculari coinvolte si distinguono una forma anteriore, una posteriore ed una completa. La forma anteriore corrisponde a tessuto fibrovascolare adeso al cristallino e ai processi ciliari. La forma posteriore consiste in un cordone fibrovascolare vitreale che emerge dal nervo ottico e decorre anteriormente. Nella forma completa i due quadri si associano. Spesso sono presenti anche

Perché operare

Perché questa patologia è responsabile di una compromissione funzionale dell’occhio e dell’insorgenza di complicanze secondarie a carico di altri distretti oculari (cornea, cristallino, corpi ciliari, retina). L’intervento chirurgico  rappresenta l’unica terapia possibile per questa patologia.

 

L’operazione di vitrectomia

L’intervento viene effettuato con il paziente in posizione supina, in un ambiente chirurgico sterile, utilizzando il microscopio. E’ un atto chirurgico maggiore poiché il corpo vitreo viene rimosso (vitrectomia). Preventivamente può essere necessario applicare un cerchiaggio del bulbo dall’esterno. Può essere necessario clivare e distaccare dalla superficie della retina membrane con l’aiuto di microstrumenti. La difficoltà di questa asportazione non può essere valutata perfettamente prima dell’operazione. Inoltre, durante l’intervento chirurgico, può rendersi necessaria l’utilizzazione di coloranti  (verde indocianina, membran blue, triamcinolone ed altri coloranti) per evidenziare strutture epiretiniche altrimenti non rimuovibili. Può capitare che non sia possibile asportare tutte le membrane in toto, pena il rischio di causare lesioni gravi alla retina. Durante l’intervento può rendersi necessaria l’immissione nella cavità vitreale di aria, gas, perfluorocarbonati liquidi, olio di silicone o altri tamponanti che possono anche essere lasciati nella suddetta cavità a fine intervento, come mezzo tamponante. L’uso di tali mezzi non è scevro da complicanze, ma possono essere utilizzati a giudizio esclusivo ed insindacabile del chirurgo. Può essere necessario il trattamento di  eventuali lesioni retiniche mediante laser o crioterapia.

In alcuni casi può essere necessario espiantare il cristallino naturale o artificiale.

Il chirurgo può essere portato in qualunque momento a modificare il piano iniziale.


Ospedalizzazione

E’ necessaria l’immobilizzazione del paziente durante l’intervento chirurgico. I termini di ricovero adatto al suo caso le saranno esposti dal suo oculista insieme all’anestesista.

 

Anestesia

L’occhio può essere reso insensibile ed immobile con iniezioni peribulbari o retrobulbari. E’ anche possibile un’anestesia generale. La scelta viene fatta dal suo oculista e dal medico anestesista che terranno conto il più possibile delle sue richieste.

 

Decorso postoperatorio

Prima di lasciare il centro chirurgico viene consegnato un foglio con le istruzioni dei farmaci da utilizzare. Il paziente non deve mai sospendere le cure a meno che sia il chirurgo a dirlo; esse aiutano l’occhio operato a guarire meglio ed a prevenire complicazioni. In caso di dubbi sulla modalità del corso postoperatorio, il paziente deve contattare uno dei componenti dell’equipe chirurgica.

Le cure locali postoperatorie solitamente consistono nell’instillazione di gocce o pomate e nell’ applicazione di una protezione oculare secondo le modalità e per un periodo di tempo che le saranno spiegati dal suo chirurgo.

Alla terapia locale spesso si aggiunge una terapia sistemica di durata variabile, anch’essa descritta nelle istruzioni che Le verranno rilasciate.

 

 

 

 

A casa dopo l’intervento

 

Per applicare i colliri nell’occhio operato, il paziente deve sedersi su una sedia (in alternativa può stare sdraiato a letto), deve aprire bene ambedue gli occhi e guardare verso il soffitto; poi deve abbassare con l’indice della mano sinistra la palpebra inferiore; in tal maniera fra l’occhio e la palpebra si forma una specie di coppa che serve a ricevere le gocce di collirio medicinale; qui con la mano destra vanno instillate 1-2 gocce del prodotto. Il paziente deve poi chiudere le palpebre (senza stringerle) e attendere per qualche secondo l’assorbimento  del prodotto. Quando i colliri prescritti sono più di uno essi vanno applicati uno di seguito all’altro a distanza di qualche minuto .

E’ bene che almeno nei primi 2-3 giorni sia un familiare, o altra persona, ad instillare/applicare i colliri/pomate.

Durante l’applicazione dei medicinali occorre prestare attenzione a non esercitare pressioni nell’occhio appena operato. L’occhio operato viene bendato (per uno o più giorni); durante il giorno, il più delle volte si applica un paio di occhiali da sole che hanno lo scopo di riparare l’occhio dalla luce e soprattutto da eventuali traumi. Durante la notte, invece, l’occhio, per la prima settimana, va protetto con una “conchiglia” in plastica che in genere viene fornita alla dimissione; la conchiglia va tenuta in sede con due o tre cerotti; essa serve ad evitare involontari traumi all’occhio ed a proteggere contro strofinamenti, sempre possibili nel sonno. Il paziente se lo desidera può applicare o meno sotto alla protezione di plastica una benda sterile: in tal caso si pone delicatamente la benda sull’occhio e poi si applicano alcuni cerotti diagonalmente per tenere il bendaggio in sede.

Una o due volte al giorno le palpebre dell’occhio operato vanno delicatamente pulite con un fazzolettino detergente sterile o con un po’ di cotone bollito; chi esegue tale manovra deve evitare pressioni sul bulbo oculare e comunque sulla parte operata.

Nei giorni seguenti all’operazione l’occhio appare più o meno “rosso” e dolente; c’è inoltre una certa sensazione di corpo estraneo (dovuta ad eventuali punti ed ai tagli praticati) ed un certo fastidio alla luce.

Nel periodo successivo all’intervento il paziente deve  inoltre usare alcune altre attenzioni:

–          può  dormire dal lato dell’occhio operato purché questo sia adeguatamente protetto con la conchiglia di plastica che viene fornita;

–          non deve assolutamente strofinare l’occhio operato (per almeno un mese); è opportuno evitare gli strofinamenti,soprattutto se pesanti, anche nei mesi successivi;

–          può lavarsi regolarmente il viso facendo però attenzione a non strofinare l’occhio operato ed a non esercitare pressioni;

–          non deve fare sforzi fisici eccessivi; per esempio non deve sollevare pesi superiori ai dieci chilogrammi, non deve prendere in braccio bambini, animali ecc.

–          l’uso di macchinari o di strumenti pericolosi sono sconsigliati per un periodo di almeno una settimana.

Nei casi in cui siano stati iniettati nell’occhio operato sostanze tamponanti (liquide o gassose) sarà importante, per alcuni giorni, il mantenimento della testa in una certa posizione, che le verrà indicata dal medico. In caso di tamponamento con gas, che viene riassorbito progressivamente dopo l’operazione, i viaggi in aereo e ad alta quota sono temporaneamente controindicati. In caso di anestesia generale, qualunque sia la ragione, la presenza della bolla di gas nell’occhio va segnalata al medico anestesista.

Nel caso in cui venga iniettato olio di silicone come sostanza tamponante sarà necessario, a distanza di tempo, un ulteriore intervento chirurgico per rimuoverlo.

Il decorso postoperatorio non è fatto però solo di divieti; il paziente fin dai primi giorni può fare molte cose, per esempio:

–          fin dal giorno dell’operazione può, con l’occhio non operato, leggere, scrivere, guardare la  televisione ecc.. (in tal caso è preferibile che la lente dell’occhio operato sia esclusa applicando un pezzo di nastro adesivo sulla sua superficie posteriore).

–          Il bagno e la doccia possono essere fatti fin dal primo giorno successivo all’operazione avendo cura di non bagnare l’occhio operato; per lavarsi i capelli attendere 3-4 giorni dall’intervento e durante il lavaggio tenere l’occhio operato chiuso.

–          L’asciugacapelli può essere adoperato purché il getto di aria calda non venga diretto verso l’occhio operato; le signore possono andare dal parrucchiere già 2-3 giorni dopo l’operazione ma non asciugare i capelli con il casco.

–          La barba può essere fatta fin dal giorno seguente all’operazione.

–          I rapporti sessuali sono permessi due- tre giorni dopo l’intervento.

 

Il recupero visivo

Il recupero dell’acutezza visiva è progressivo e può anche essere nullo, scarso o incompleto. L’entità di visione recuperabile con l’intervento dipende molto dalle preesistenti condizioni generali dell’occhio, in particolare della retina, del nervo ottico e della cornea; quindi, la presenza di una lesione in queste strutture, provocata dalla malattia, può limitare il recupero visivo derivante dall’intervento (in proporzione all’entità della lesione).

Il paziente deve ricordarsi che, anche a guarigione avvenuta, l’occhio va periodicamente controllato dall’oculista; nei mesi e negli anni successivi all’intervento egli deve quindi sottoporsi ad alcuni periodici controlli che verranno progressivamente diradati.

Può essere necessario anche ripetere l’intervento.

 

 

Le complicanze

Anche questo intervento non sfugge alla regola generale secondo la quale non esiste della chirurgia senza rischi. Non è possibile per il suo oculista garantire in modo formale il successo dell’intervento o l’assenza di complicanze.

Le complicanze, in casi estremi, possono portare anche alla perdita funzionale dell’occhio, se non addirittura alla perdita anatomica dello stesso.

Le complicanze si distinguono in preoperatorie, intraoperatorie e postoperatorie.

 

 

ð Complicanze preoperatorie (legate all’anestesia con iniezione);

  • perforazione del bulbo oculare con o senza iniezione di anestetico nel bulbo oculare

 

  • danno al nervo ottico

 

  • emorragia palpebrale e/o perioculare e/o retrobulbare

 

  • danno ai muscoli dell’occhio

 

 

ð Complicanze intraoperatorie;

  • distacco di coroide

 

  • lesione del cristallino

 

  • lacerazione della retina

 

  • distacco della retina

 

  • emorragie retiniche

 

  • emorragia coroideale

 

ð Complicanze postoperatorie

 

  • lacerazione della retina e/o distacco retinico che possono sopraggiungere dopo l’intervento e che necessitano di un trattamento complementare con un secondo intervento chirurgico
    e/o laser;
  • infezione oculare
  • alterazioni della macula

 

  • emorragia retinica e/o vitreale

 

  • distacco di coroide

 

  • cataratta

 

  • ipertono (aumento della pressione oculare)

 

  • riduzione transitoria o permanente della pressione oculare
  • riduzione dell’acuità visiva
  • difetti del campo visivo

 

  • strabismo e/o diplopia (visione doppia)

 

  • miodesopsie (percezione mosche volanti)

 

  • ptosi (abbassamento della palpebra superiore)

 

  • intolleranza ai materiali utilizzati durante l’intervento (incluso il rigetto-decubito del cerchiaggio eventualmente utilizzato)

 

  • atrofia del nervo ottico

 

  • glaucoma neovascolare

ATTENZIONE!

 

1)      L’intervento chirurgico è l’unica alternativa per risolvere la sua patologia.

 

2)      Il recupero dell’acutezza visiva è progressivo e può essere scarso o incompleto.

 

3)      Il chirurgo può essere portato, in qualunque momento dell’intervento, a modificare il piano iniziale.

 

4)      Il non eseguire correttamente le cure, le medicazioni ed i controlli

      postoperatori può compromettere il decorso e la buona riuscita dell’intervento.

 

5)      Non è consigliabile fare sforzi fisici  o  strofinare l’occhio nei primi giorni dopo l’operazione.

 

6)      Il recupero della visione dopo l’intervento dipende anche dalle condizioni

      preesistenti  generali dell’occhio.

 

8)      Anche se in casi rarissimi, una delle complicanze dell’intervento può essere

      l’infezione oculare.

PUCKER MACULARE

STUDIO OCULISTICO ORFEO

 

 

SCHEDA INFORMATIVA

INTERVENTO DI VITRECTOMIA PER MEMBRANA PREMACULARE

  APPROVATA DALLA SOCIETA’ OFTALMOLOGICA ITALIANA  NELL’ANNO 2003

La membrana premaculare

E’ una membrana molto sottile che si è sviluppata sulla superficie centrale della retina. Può essere legata all’invecchiamento della retina e del vitreo, a processi flogistici o di natura vascolare o secondaria ad un distacco di retina.

 

Perché operare la membrana premaculare?

Perché questa membrana può determinare un calo progressivo dell’acutezza visiva centrale con comparsa o aumento della deformazione visiva.

 

L’operazione di vitrectomia per membrana premaculare

L’intervento viene effettuato con il paziente in posizione supina, in un ambiente chirurgico sterile, utilizzando il microscopio. E’ un atto chirurgico maggiore poiché il corpo vitreo viene rimosso (vitrectomia). Preventivamente può essere necessario effettuare un cerchiaggio laser o applicare un cerchiaggio del bulbo dall’esterno. In un secondo tempo, con l’aiuto di microstrumenti, la membrana viene clivata e distaccata dalla superficie della retina. La difficoltà di questa asportazione non può essere valutata perfettamente prima dell’operazione. Inoltre, durante l’intervento chirurgico, può rendersi necessaria l’utilizzazione di coloranti  (verde indocianina , membran blue, triamcinolone ed altri coloranti) per evidenziare strutture epiretiniche altrimenti non rimuovibili. Può capitare, però, che non sia possibile asportare la membrana in toto, pena il rischio di causare lesioni gravi alla retina. Durante l’intervento può rendersi necessaria l’immissione nella cavità vitreale di aria, gas, perfluorocarbonati liquidi, olio di silicone o altri tamponanti che possono anche essere lasciati nella suddetta cavità a fine intervento, come mezzo tamponante. L’uso di tali mezzi non è scevro da complicanze, ma possono essere utilizzati a giudizio esclusivo ed insindacabile del chirurgo.

In alcuni casi può essere necessario espiantare il cristallino naturale o artificiale.

Il chirurgo può essere portato in qualunque momento a modificare il piano iniziale.

 

Ospedalizzazione

E’ necessaria l’immobilizzazione del paziente durante l’intervento chirurgico. I termini di ricovero adatto al suo caso le saranno esposti dal suo oculista insieme all’anestesista.

 

Anestesia

L’occhio può essere reso insensibile ed immobile con iniezioni peribulbari o retrobulbari. E’ anche possibile un’anestesia generale. La scelta viene fatta dal suo oculista e dal medico anestesista che terranno conto il più possibile delle sue richieste.

 

Decorso postoperatorio

Prima di lasciare il centro chirurgico viene consegnato un foglio con le istruzioni dei farmaci da utilizzare. Il paziente non deve mai sospendere le cure a meno che sia il chirurgo a dirlo; esse aiutano l’occhio operato a guarire meglio ed a prevenire complicazioni. In caso di dubbi sulla modalità del corso postoperatorio, il paziente deve contattare uno dei componenti dell’equipe chirurgica.

Le cure locali postoperatorie solitamente consistono nell’instillazione di gocce o pomate e nell’ applicazione di una protezione oculare secondo le modalità e per un periodo di tempo che le saranno spiegati dal suo chirurgo.

Alla terapia locale spesso si aggiunge una terapia sistemica di durata variabile, anch’essa descritta nelle istruzioni che Le verranno rilasciate.

 

A casa dopo l’intervento

Per applicare i colliri nell’occhio operato, il paziente deve sedersi su una sedia (in alternativa può stare sdraiato a letto), deve aprire bene ambedue gli occhi e guardare verso il soffitto; poi deve abbassare con l’indice della mano sinistra la palpebra inferiore; in tal maniera fra l’occhio e la palpebra si forma una specie di coppa che serve a ricevere le gocce di collirio medicinale; qui con la mano destra vanno instillate 1-2 gocce del prodotto. Il paziente deve poi chiudere le palpebre (senza stringerle) e attendere per qualche secondo l’assorbimento  del prodotto. Quando i colliri prescritti sono più di uno essi vanno applicati uno di seguito all’altro a distanza di qualche minuto .

E’ bene che almeno nei primi 2-3 giorni sia un familiare, o altra persona, ad instillare/applicare i colliri/pomate.

Durante l’applicazione dei medicinali occorre prestare attenzione a non esercitare pressioni nell’occhio appena operato. L’occhio operato viene bendato (per uno o più giorni); durante il giorno, il più delle volte si applica un paio di occhiali da sole che hanno lo scopo di riparare l’occhio dalla luce e soprattutto da eventuali traumi. Durante la notte, invece, l’occhio, per la prima settimana, va protetto con una “conchiglia” in plastica che in genere viene fornita alla dimissione; la conchiglia va tenuta in sede con due o tre cerotti; essa serve ad evitare involontari traumi all’occhio ed a proteggere contro strofinamenti, sempre possibili nel sonno. Il paziente se lo desidera può applicare o meno sotto alla protezione di plastica una benda sterile: in tal caso si pone delicatamente la benda sull’occhio e poi si applicano alcuni cerotti diagonalmente per tenere il bendaggio in sede.

Una o due volte al giorno le palpebre dell’occhio operato vanno delicatamente pulite con un fazzolettino detergente sterile o con un po’ di cotone bollito; chi esegue tale manovra deve evitare pressioni sul bulbo oculare e comunque sulla parte operata.

Nei giorni seguenti all’operazione l’occhio appare più o meno “rosso” e dolente; c’è inoltre una certa sensazione di corpo estraneo (dovuta ad eventuali punti ed ai tagli praticati) ed un certo fastidio alla luce.

Nel periodo successivo all’intervento il paziente deve  inoltre usare alcune altre attenzioni:

–          può  dormire dal lato dell’occhio operato purché questo sia adeguatamente protetto con la conchiglia di plastica che viene fornita;

–          non deve assolutamente strofinare l’occhio operato (per almeno un mese); è opportuno evitare gli strofinamenti,soprattutto se pesanti, anche nei mesi successivi;

–          può lavarsi regolarmente il viso facendo però attenzione a non strofinare l’occhio operato ed a non esercitare pressioni;

–          non deve fare sforzi fisici eccessivi; per esempio non deve sollevare pesi superiori ai dieci chilogrammi, non deve prendere in braccio bambini, animali ecc.

–          l’uso di macchinari o di strumenti pericolosi sono sconsigliati per un periodo di almeno una settimana.

Nei casi in cui siano stati iniettati nell’occhio operato sostanze tamponanti (liquide o gassose) sarà importante, per alcuni giorni, il mantenimento della testa in una certa posizione, che le verrà indicata dal medico. In caso di tamponamento con gas, che viene riassorbito progressivamente dopo l’operazione, i viaggi in aereo e ad alta quota sono temporaneamente controindicati. In caso di anestesia generale, qualunque sia la ragione, la presenza della bolla di gas nell’occhio va segnalata al medico anestesista.

Nel caso in cui venga iniettato olio di silicone come sostanza tamponante sarà necessario, a distanza di tempo, un ulteriore intervento chirurgico per rimuoverlo.

Il decorso postoperatorio non è fatto però solo di divieti; il paziente fin dai primi giorni può fare molte cose, per esempio:

–          fin dal giorno dell’operazione può, con l’occhio non operato, leggere, scrivere, guardare la  televisione ecc.. (in tal caso è preferibile che la lente dell’occhio operato sia esclusa applicando un pezzo di nastro adesivo sulla sua superficie posteriore).

–          Il bagno e la doccia possono essere fatti fin dal primo giorno successivo all’operazione avendo cura di non bagnare l’occhio operato; per lavarsi i capelli attendere 3-4 giorni dall’intervento e durante il lavaggio tenere l’occhio operato chiuso.

–          L’asciugacapelli può essere adoperato purché il getto di aria calda non venga diretto verso l’occhio operato; le signore possono andare dal parrucchiere già 2-3 giorni dopo l’operazione ma non asciugare i capelli con il casco.

–          La barba può essere fatta fin dal giorno seguente all’operazione.

–          I rapporti sessuali sono permessi due- tre giorni dopo l’intervento.

 

Il recupero visivo

Il recupero dell’acutezza visiva è progressivo e può anche essere nullo, scarso o incompleto. L’entità di visione recuperabile con l’intervento dipende molto dalle preesistenti condizioni generali dell’occhio, in particolare della retina, del nervo ottico e della cornea; quindi, la presenza di una lesione in queste strutture, provocata dalla malattia, può limitare il recupero visivo derivante dall’intervento (in proporzione all’entità della lesione).

Il paziente deve ricordarsi che, anche a guarigione avvenuta, l’occhio va periodicamente controllato dall’oculista; nei mesi e negli anni successivi all’intervento egli deve quindi sottoporsi ad alcuni periodici controlli che verranno progressivamente diradati.

 

Le complicanze

Anche questo intervento non sfugge alla regola generale secondo la quale non esiste della chirurgia senza rischi. Non è possibile per il suo oculista garantire in modo formale il successo dell’intervento o l’assenza di complicanze.

Le complicanze, in casi estremi, possono portare anche alla perdita funzionale dell’occhio, se non addirittura alla perdita anatomica dello stesso.

Le complicanze si distinguono in preoperatorie, intraoperatorie e postoperatorie.

 

ð Complicanze preoperatorie (legate all’anestesia con iniezione);

  • perforazione del bulbo oculare con o senza iniezione di anestetico nel bulbo oculare

 

  • danno al nervo ottico

 

  • emorragia palpebrale e/o perioculare e/o retrobulbare

 

  • danno ai muscoli dell’occhio

 

 

ð Complicanze intraoperatorie;

  • distacco di coroide

 

  • lesione del cristallino

 

  • lacerazione della retina

 

  • distacco della retina

 

  • emorragie retiniche

 

  • emorragia coroideale

 

ð Complicanze postoperatorie

 

  • lacerazione della retina e/o distacco retinico che possono sopraggiungere dopo l’intervento e che necessitano di un trattamento complementare con un secondo intervento chirurgico

 

  • distacco di coroide
  • infezione oculare
  • alterazioni della macula

 

  • emorragia retinica e/o vitreale

 

  • cataratta

 

  • ipertono (aumento della pressione oculare)

 

  • riduzione transitoria o permanente della pressione oculare
  • riduzione dell’acuità visiva
  • difetti del campo visivo

 

  • strabismo e/o diplopia (visione doppia)

 

  • miodesopsie (percezione mosche volanti)

 

  • ptosi (abbassamento della palpebra superiore)

 

  • intolleranza ai materiali utilizzati durante l’intervento (incluso il rigetto del cerchiaggio)

 

  • atrofia del nervo ottico

 

  • glaucoma neovascolare

 

ATTENZIONE!

 

1)      L’intervento chirurgico è l’unica alternativa per risolvere il problema della membrana epiretinica maculare.

 

2)      Il recupero dell’acutezza visiva è progressivo e può essere scarso o incompleto.

 

3)      Il chirurgo può essere portato, in qualunque momento dell’intervento, a modificare il piano iniziale.

 

4)      Il non eseguire correttamente le cure, le medicazioni ed i controlli

      postoperatori può compromettere il decorso e la buona riuscita dell’intervento.

 

5)      Non è consigliabile fare sforzi fisici  o  strofinare l’occhio nei primi giorni dopo l’operazione.

 

6)      Il recupero della visione dopo l’intervento dipende anche dalle condizioni

      preesistenti  generali dell’occhio.

 

8)      Anche se in casi rarissimi, una delle complicanze dell’intervento può essere

      l’infezione oculare.